La Corte dei Conti ha nuovamente richiamato l’attenzione sui ritardi nell’attuazione del Fondo Nazionale Efficienza Energetica (FNEE), evidenziando una situazione di stallo e un utilizzo minimo delle risorse disponibili
Con la delibera n. 67/2025, la Corte ha sollecitato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) a intervenire con urgenza per sbloccare la situazione. Nonostante una disponibilità complessiva di oltre 284 milioni di euro, tra finanziamenti e garanzie, solo circa 18,4 milioni di euro sono stati effettivamente mobilitati. La sezione dedicata alle garanzie, che conta su oltre 77 milioni di euro, è rimasta completamente inattiva.
Questa inefficienza è particolarmente preoccupante se si considera che il FNEE avrebbe dovuto contribuire in modo significativo agli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, puntando a un risparmio di 700.000 Tep (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) entro il 2030. Ad oggi, il risultato raggiunto è di appena 4.000 Tep, un dato giudicato ampiamente insufficiente.
Le cause dello stallo: un decreto obsoleto
La radice del problema risiede nel mancato aggiornamento del decreto interministeriale del 22 dicembre 2017, che regola il funzionamento del Fondo. Nonostante diverse modifiche legislative abbiano ampliato le finalità, la platea dei beneficiari e la possibilità di erogare contributi a fondo perduto, queste novità non sono mai state recepite nella normativa secondaria. L’assenza di un decreto aggiornato ha di fatto paralizzato il Fondo, impedendogli di operare efficacemente.
Il confronto Mase-Mef: in iter lento
Il processo di riforma del decreto è bloccato da un lungo confronto tra il Mase e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Sebbene il Mase avesse previsto un cronoprogramma di cinque mesi, le osservazioni del Mef sono arrivate solo nell’estate del 2025, prolungando lo stallo. La Corte dei Conti ha criticato questa lentezza, suggerendo che le osservazioni avrebbero potuto essere affrontate in una fase precedente, all’interno del gruppo di lavoro interministeriale.
L’ecoprestito: una sezione mai attivata
Un’altra criticità evidenziata è la mancata attivazione della sezione “Ecoprestito”, destinata a fornire garanzie sui finanziamenti per interventi di efficienza energetica a persone fisiche, condomini ed enti del terzo settore. La mancanza di accantonamenti di risorse nel triennio 2018-2020 e l’impossibilità di utilizzare proventi da aste CO₂ di annualità diverse hanno impedito l’avvio di questa importante iniziativa. Il Mef ha inoltre espresso un parere negativo sulla possibilità di reperire nuove risorse senza una revisione della norma primaria.
Le richieste della Corte dei Conti
Di fronte a questa situazione, la Corte dei Conti ha formulato raccomandazioni precise al Mase:
- Definire tempistiche stringenti per adeguarsi alle osservazioni del Mef o raggiungere un accordo per l’emanazione del decreto di riforma, anche prima di una revisione legislativa.
- Riferire entro trenta giorni sulle iniziative intraprese, allegando la documentazione pertinente.
La Corte ha chiarito che la mancata comunicazione sarà interpretata come una mancata adozione di misure correttive.


