La transizione energetica non è solo una corsa alla sostituzione delle fonti fossili, ma un’integrazione strategica di soluzioni diverse. L’Europa ha da tempo evidenziato l’importanza dell’efficienza energetica.
Spesso la transizione è stata vista come una competizione tecnologica, non raggiungendo gli obiettivi prefissati e aumentando la dipendenza energetica e tecnologica. Il settore termico, che in Italia assorbe oltre il 60% del gas naturale (40% nel residenziale per riscaldamento e acqua calda), è cruciale.
Ignorare le tecnologie termiche e l’integrazione significa rinunciare all’indipendenza energetica e al contrasto alla povertà energetica, dato che il riscaldamento incide per il 70% sulla spesa delle famiglie. L’Italia, leader nella termotecnica con una filiera solida e 1,6 milioni di addetti, ha un vantaggio competitivo da sfruttare.
Tecnologie termiche: oltre la singola soluzione
Non esiste una tecnologia “vincente” in assoluto. Pompe di calore, ORC (Organic Rankine Cycle) e cogenerazione sono soluzioni disponibili, ma il vero potenziale emerge dalla loro integrazione sinergica. Ad esempio, la cogenerazione è ideale per il vapore, mentre le pompe di calore eccellono con acqua calda o cascami a bassa temperatura. L’ORC è perfetto per recuperare calore di scarto ad alta temperatura, tipico delle industrie energivore. L’integrazione, però, massimizza i benefici.
Sinergie vincenti
L’integrazione tra tecnologie termiche offre vantaggi significativi. Un esempio è la cogenerazione con pompe di calore: il calore recuperabile dal circuito di raffreddamento del motore, altrimenti dissipato, può alimentare una pompa di calore per produrre acqua calda a temperatura superiore. Inoltre, il cogeneratore può compensare l’aumento di potenza elettrica richiesto dalla pompa di calore, riducendo la dipendenza dalla rete.
Un altro esempio è l’integrazione tra ORC e pompe di calore, dove il calore residuo del condensatore ORC, anziché essere dissipato, può diventare una fonte termica per una pompa di calore, producendo acqua calda per usi industriali. Questo massimizza l’uso della risorsa termica iniziale e aumenta l’efficienza complessiva.
Quando i fabbisogni termici interni non sono sufficienti, si apre la strada all’integrazione tra industria e territorio. Il calore recuperato e valorizzato può essere immesso in una rete di teleriscaldamento, trasformando un surplus in una risorsa condivisa per la comunità, con benefici ambientali ed economici diffusi.
Il ruolo strategico dell’accumulo termico
I sistemi di accumulo termico, specialmente quelli con materiali a cambiamento di fase (PCM), sono fondamentali per svincolare produzione e domanda. Permettono di immagazzinare calore quando disponibile (es. con energia fotovoltaica o prezzi elettrici favorevoli) e rilasciarlo quando serve. Questo vale per pompe di calore alimentate da cogeneratori o per sistemi ORC accoppiati a pompe di calore. Nelle reti di teleriscaldamento, l’accumulo è cruciale per gestire il disallineamento tra domanda e offerta, rendendo il sistema integrato flessibile ed efficiente.
Integrazione con le Rinnovabili Elettriche
La sinergia tra tecnologie termiche e rinnovabili elettriche, come il fotovoltaico, è un altro pilastro. Le pompe di calore, in particolare, trasformano l’elettricità in calore con alta efficienza e, abbinate agli accumuli, possono operare quando la produzione rinnovabile è maggiore o i costi energetici sono inferiori. Questo contribuisce a stabilizzare la rete, ridurre i picchi di prelievo e aumentare l’autoconsumo locale. Anche nei sistemi industriali integrati, le rinnovabili elettriche possono coprire parte dei fabbisogni delle pompe di calore, riducendo l’uso di energia di rete e migliorando il bilancio di CO₂.
Verso un futuro energetico sostenibile
La multidisciplinarità termica è la chiave per sistemi energetici resilienti, efficienti e sostenibili. Non si tratta di sostituire, ma di integrare le tecnologie termiche in un’unica architettura energetica. L’Italia, con la sua solida filiera termotecnica, ha un patrimonio industriale strategico da valorizzare. Questo approccio richiede competenze integrate, visione industriale e cooperazione, ma è l’unico in grado di trasformare gli obiettivi della transizione energetica in risultati concreti e duraturi.


