Il primo trimestre del 2026 ha segnato un’impennata significativa nelle vendite di pompe di calore in Europa, un fenomeno strettamente legato alla crescente crisi energetica che ha colpito il continente.
Tra gennaio e marzo di quest’anno, quasi 575.000 unità sono state vendute in undici Paesi europei, evidenziando un aumento del 17% rispetto alle 494.000 unità registrate nello stesso periodo del 2025. Questo incremento è particolarmente notevole se si considera che le vendite di pompe di calore residenziali hanno visto una crescita media del 25% in nazioni come Francia, Germania e Polonia.
Le cause
Un fattore scatenante di questa tendenza è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran il 2 marzo, una mossa di ritorsione in risposta al conflitto innescato da USA e Israele. Questo evento ha provocato un’escalation vertiginosa dei prezzi di gas e petrolio, alimentando una crisi energetica che ha spinto i consumatori a cercare alternative più sostenibili ed economiche per il riscaldamento domestico.
I Paesi sotto la lente
I dati forniti dall’European Heat Pump Association (EHPA) rivelano un quadro variegato ma complessivamente positivo. Sebbene alcuni Paesi, come l’Austria, abbiano registrato un calo delle vendite del 30% a causa della mancanza di incentivi governativi, altri hanno mostrato una crescita robusta. La Finlandia, ad esempio, ha visto un aumento del 48%, attribuibile agli alti prezzi dell’energia e al desiderio di maggiore sicurezza energetica, con una forte domanda per i sistemi aria-aria dopo l’estate del 2025. Anche la Francia ha registrato un incremento del 21%, con un ritorno alla crescita per i sistemi aria-acqua e una forte espansione per quelli aria-aria. La Germania ha visto un aumento del 34%, tornando ai livelli del 2022, con progetti accelerati per timore di futuri tagli ai sussidi. La Polonia ha registrato un +20%, confermando la popolarità di queste soluzioni durante le crisi dei combustibili e i prezzi elevati del gas.
Paul Kenny, Direttore Generale dell’European Heat Pump Association, ha sottolineato come i consumatori stiano riconoscendo le pompe di calore come una soluzione efficace in un contesto di instabilità dei prezzi e delle forniture di gas e petrolio. Ha paragonato la situazione a quella di un servizio di streaming che raddoppia il prezzo e blocca i contenuti, spingendo gli utenti a cercare alternative migliori. La Commissione Europea, nel suo piano per la crisi energetica, ha delineato misure importanti per facilitare l’adozione delle pompe di calore, inclusi riduzioni dell’IVA e delle tasse, oltre al sostegno per il social leasing destinato alle famiglie meno abbienti. Kenny ha esortato i governi dell’UE ad implementare rapidamente queste iniziative.
Nonostante alcuni Paesi abbiano affrontato sfide, come i Paesi Bassi con un calo del 14% post-sussidi nel 2025, o la Norvegia e la Svezia con cali marginali dovuti a sostegni elettrici che mantengono bassi i prezzi o all’abbassamento dei sussidi, la tendenza generale è chiara. L’incertezza sui prezzi dell’energia e la ricerca di maggiore autonomia energetica stanno guidando una trasformazione nel settore del riscaldamento residenziale, con le pompe di calore che emergono come protagoniste indiscusse di questa transizione.


