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11 Aprile 2026 da Iter

Nuovo codice dell’edilizia, il DDL 2826 arriva alla Camera

Nuovo codice dell’edilizia, il DDL 2826 arriva alla Camera
11 Aprile 2026 da Iter

Il settore delle costruzioni in Italia si prepara a una svolta epocale con l’approdo alla Camera del Disegno di Legge delega n. 2826, mirato all’adozione di un Nuovo Codice dell’Edilizia e delle Costruzioni.

Partiamo dal provvedimento approvato il 4 dicembre 2025 e firmato dai ministri Salvini, Casellati e Zangrillo. Questo rappresenta un passo cruciale verso la semplificazione normativa, la riduzione della burocrazia e l’introduzione di standard uniformi a livello nazionale. L’obiettivo primario del DDL 2826 è mettere ordine in un’attività legislativa frammentata e spesso contraddittoria.

Non si tratta ancora della riforma definitiva, ma di una delega al Governo per adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi che daranno vita al nuovo Codice. La necessità di questa riforma nasce dall’esigenza di superare la frammentazione normativa, eliminare le incertezze interpretative e rendere più efficienti i tempi e i costi degli interventi edilizi.

Gli obiettivi chiave della delega al Governo

Il provvedimento affida al Governo una delega ampia per riorganizzare l’intero comparto edilizio e la sicurezza delle costruzioni. Tra gli obiettivi principali spiccano:

– Chiarire le competenze tra Stato, regioni ed enti locali, un punto dolente che spesso genera conflitti e rallentamenti.
– Semplificare i procedimenti amministrativi, riducendo la complessità burocratica che affligge il settore.
– Garantire certezza nei tempi e nei titoli abilitativi, fornendo un quadro normativo più stabile e prevedibile.
– Riordinare il sistema delle difformità edilizie e delle sanatorie, introducendo criteri più chiari e proporzionati.
– Semplificare la dimostrazione dello stato legittimo degli immobili, un aspetto fondamentale per la compravendita e la regolarizzazione degli edifici.

L’azione della riforma non si limiterà alla revisione del Testo Unico dell’Edilizia (TUE), ma includerà anche la disciplina tecnica delle costruzioni e il coordinamento con normative connesse, come quelle urbanistiche e di sicurezza, per una visione olistica e integrata.

L’uniformità nazionale, i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP)

Uno dei punti più innovativi e rilevanti del DDL riguarda la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in materia edilizia. I LEP serviranno a garantire standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale, superando le disparità applicative dovute alla forte autonomia regionale. Questi standard interverranno su aspetti cruciali come:

– La documentazione richiesta per gli interventi.
– La definizione dello stato legittimo degli immobili.
– Il rapporto tra interventi e titoli abilitativi.
– I mutamenti di destinazione d’uso.
– Gli standard tecnici e igienico-sanitari.
– La vigilanza e il sistema delle violazioni.
– Le sanatorie e gli standard procedurali.

L’introduzione dei LEP rappresenta un passaggio significativo, poiché mira a creare un quadro normativo omogeneo che riduca le incertezze e le disuguaglianze, garantendo a tutti i cittadini e operatori del settore le stesse condizioni di partenza, indipendentemente dalla regione in cui operano.

Riordino degli interventi edilizi e delle procedure

Un altro asse centrale della riforma è il riordino delle categorie di intervento edilizio. Attualmente, queste categorie sono spesso oggetto di contenziosi e difficoltà interpretative, specialmente nelle cosiddette “zone grigie” che si trovano a cavallo tra diversi titoli edilizi. La revisione mira a superare queste ambiguità, in particolare per tre casi che generano maggiori difficoltà:

– Manutenzione straordinaria vs. ristrutturazione “leggera”: si intende chiarire quando un intervento esteso smette di essere manutenzione per diventare ristrutturazione.
– Restauro vs. ristrutturazione: si punta a una distinzione più precisa quando sono coinvolte opere strutturali.
– Ristrutturazione “pesante” vs. nuova costruzione: si vogliono stabilire criteri più certi nei casi di demolizione e ricostruzione, definendo meglio quando la trasformazione di sagoma, volume o prospetti configura una “nuova costruzione”.

In sostituzione delle attuali definizioni, la revisione dovrebbe individuare tre macro-categorie basate su: la rilevanza dell’intervento, la natura delle attività e l’impatto urbanistico ed edilizio. Si prevede inoltre una distinzione più netta tra interventi sul patrimonio edilizio esistente (recupero e conservazione) e interventi di trasformazione del territorio (con maggiore impatto sul contesto urbano).

Semplificazioni procedurali, sanatorie e digitalizzazione

Accanto ai pilastri principali, il DDL 2826 interviene anche su una serie di ambiti operativi che avranno un impatto diretto sull’attività edilizia quotidiana:

– Silenzio-assenso e semplificazioni procedurali: la delega punta a rafforzare strumenti come il silenzio-assenso, le autocertificazioni e le asseverazioni dei tecnici, prevedendo anche la possibilità di unificare più procedimenti in un’unica istanza. L’obiettivo è ridurre tempi e passaggi burocratici, limitando le richieste documentali già in possesso della Pubblica Amministrazione.
– Difformità edilizie e sanatorie: è previsto un riordino complessivo del sistema delle difformità, con una classificazione più chiara delle violazioni e criteri uniformi per la loro gestione. La delega indica la necessità di semplificare i procedimenti di sanatoria e di rendere più proporzionato il sistema sanzionatorio, anche in relazione all’entità e all’epoca dell’abuso.
– Cambio di destinazione d’uso: il testo apre a una semplificazione dei mutamenti di destinazione d’uso, introducendo criteri basati sull’effettivo impatto urbanistico dell’intervento. In particolare, si va verso una maggiore flessibilità per i cambi tra funzioni omogenee, con regimi autorizzativi differenziati tra interventi con opere e senza opere.
– Digitalizzazione e gestione dei dati: tra le direttrici della riforma compare anche il rafforzamento della digitalizzazione delle procedure e l’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Questi elementi sono considerati fondamentali per semplificare controlli, verifiche e la ricostruzione della storia amministrativa degli immobili. Questi sono indirizzi generali che dovranno essere tradotti in disposizioni operative nei successivi decreti legislativi attuativi.

I prossimi passi

Dopo la presentazione del DDL Delega alla Camera, il provvedimento andrà molto probabilmente a ricongiungersi con la proposta di legge delega n. 2332/2025, che in forma preliminare aveva già tracciato la strada per un nuovo Testo Unico Edilizia. L’obiettivo finale è arrivare a una riforma organica e completa della disciplina edilizia, capace di modernizzare il settore e renderlo più efficiente e trasparente.

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